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La storia di "Pura vita" è abbastanza semplice:
un uomo e una ragazza fanno un viaggio di qualche giorno,
senza altra ragione che per stare un po' insieme. Lui fa lo
storico e la sua vita sentimentale è sul punto di andare
in pezzi, ma cerca di capire cosa gli stia succedendo. Lei
ha trent'anni meno di lui, è in una fase di raccolta
di informazioni sul mondo per rafforzare le sue opinioni già
abbastanza nette. Quando partono non hanno un itinerario preciso,
né un piano da seguire. Si inventano il percorso e
le tappe man mano che vanno avanti, finché si trovano
sulla strada che porta verso il delta del Rodano, nella Camargue.
A vederli e ascoltarli all'inizio di questo viaggio, sembrano
molto diversi. I loro tempi e modi non coincidono, la comunicazione
non è facile. Sono distratti da pensieri e preoccupazioni
esterni, faticano a stabilire un contatto. Ma tutto cambia
poco alla volta, mentre macinano chilometri su chilometri
con la loro macchina e cominciano a parlano in modo sempre
più aperto di tutto quello che gli viene in mente.
Si stuzzicano e si fanno domande e provano a rispondersi e
litigano e ridono, cercano di capire perché sono come
sono e perché adesso stanno viaggiando insieme. C'è
un'altra storia parallela, e viene fuori attraverso telefonate
e SMS ed e-mail che lui riceve o manda. A seconda del momento,
influenzano il flusso dei pensieri e delle parole, o gli danno
un significato diverso. Non sono interferenze sincronizzate,
e hanno sempre l'effetto di complicare le cose. A volte una
telefonata azzera il senso di un percorso di spiegazioni,
a volte spiega quello che nessuno dei due riesce a definire
a parole. "Pura vita" è una storia a strati.
Non dovrebbe essere letta tutta d'un fiato. Non voglio darvi
istruzioni, e una delle peculiarità meravigliose della
lettura è proprio che ogni lettore stabilisce i suoi
tempi. Ma se posso dirvi quello che penso, provate a interrompervi
ogni tanto. Lasciate uno spazio di tempo o di gesti, pensate
ad altro. Magari è un'idea sbagliata, prendetelo come
un consiglio da mettere in discussione. Tutto qui. O meglio,
spero che ci sia dell'altro, ma dovrete scoprirlo da soli.
Dopo averci lavorato così a lungo per farlo diventare
quello che è, mi sembra giusto che il mio libro se
ne vada in giro nel vasto mondo per conto suo, a cercarsi
i cuori e le anime a cui è destinato.
De Carlo: "Che il mio nuovo libro si chiami "Pura
vita" ve l'ho già detto, no? Nel senso spagnolo
di "pura vida", che vuol dire "solo vita".
È quello che c'è nel libro, da quando ho cominciato
a scriverlo mi sembrava il titolo giusto. (È strana
questa storia dei titoli, a volte vengono subito e a volte
a metà, a volte solo quando il libro è tutto
scritto. Comunque succeda, a un certo punto si legano al libro
in modo inseparabile, e anche se volessi non potresti più
a cambiarli.) Non sono mai riuscito a parlare in modo oggettivo
di quello che scrivo, e ho sempre diffidato degli scrittori
che riescono a farlo. E' un po' come trascinare una persona
che ami dentro una macchina per radiografie, e poi fare una
conferenza per commentarle davanti a un pubblico. Davvero.
Quello che so è che volevo scrivere un libro diverso
dai miei altri. È così facile riscrivere la
stessa cosa nello stesso modo dieci o cento volte di seguito,
in particolare quando quello che hai già fatto è
andato bene. È rassicurante, ti protegge dai rischi
dello sconosciuto e dell'imprevisto. Ti dà l'idea di
muoverti in un territorio familiare, dove non può capitarti
niente di male. Il problema è che ti porta a percorrere
lo stesso sentiero avanti e indietro, come i cani che in un
giardino cintato scavano un tracciato di terra battuta lungo
i loro percorsi. Poi è chiaro, uno scrittore gira più
o meno intorno alle stesse idee e alle stesse ossessioni,
come chiunque altro. Sono le idee e le ossessioni della sua
vita, non riuscirebbe comunque ad allontanarsene. Ma se vuole
continuare ad avere un rapporto vivo con quello che fa è
indispensabile che cambi angolo e luce, provi passi e ritmi
diversi. Deve provarci, almeno. Del resto ci sono così
tante storie che si possono raccontare, e così tanti
modi di raccontarle. Quando ho cominciato a scrivere "Pura
vita" avevo voglia di buttare via tutto quello che ormai
mi affatica e annoia da morire quando scrivo o leggo un romanzo.
Tutte le bucce e le fibre che sono la protezione di una storia
e il suo tessuto connettivo, e che spesso prevalgono sulla
parte polposa e sugosa che uno vorrebbe mangiarsi. Così
ci ho provato. Ho alleggerito la struttura portante fino a
lasciare solo il minimo possibile, ho lasciato parlare i personaggi
nel modo più libero. I dialoghi si sono presi forse
il settanta per cento dello spazio, e mi andava benissimo.
In effetti, una volta create queste condizioni è stato
come scrivere in trance. Dopo mesi un giorno sono andato a
vedere cosa avevo scritto, e non riuscivo a credere che fossero
così tante pagine. Alla fine ne ho buttate via quasi
metà proprio perché non ci stavano, ma di quelle
che restano sono molto contento. "Pura vita" è
un libro pieno di domande. Domande su tutto: su chi siamo
noi e perché siamo così, sulle origini dei nostri
difetti e delle nostre qualità, su cosa c'è
dietro le nostre attrazioni e le nostre paure, su cosa cerchiamo
nella vita e cosa troviamo. Sugli uomini e le donne e le famiglie
e gli amici e l'immaginazione e la realtà, il tempo,
la storia, le storie. Sono le domande che mi vengono ogni
giorno oppure ogni tanto, e in gran parte le ho trascinate
nella testa dei miei personaggi e dentro il romanzo. Ci sono
anche delle risposte, o almeno dei tentativi di risposte,
perché quello che succede è che aprono subito
altre domande. Credo che non troverete nessuna spiegazione
definitiva in questo libro, mi dispiace. In compenso troverete
una grande quantità di dubbi e perplessità e
considerazioni e riflessioni, interrogativi aperti. Spero
che diventino anche i vostri, o che lo siano già. In
questo caso mi incuriosirebbe molto sapere se anche voi avete
qualche tentativo di risposta, e se sono gli stessi miei o
sono molto diversi."
Ulteriori curiosità le potrai trovare sul suo sito
all'indirizzo www.andreadecarlo.net
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