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Centro principale dell'alto Lario, questa cittadina (m. 200) costituì
durante il medioevo una piccola repubblica con Dongo e Sorico (Le
Tre Pievi). Fu allora, pare, che la flotta di Gravedona saccheggiò
il bottino di Federico Barbarossa che, per nave, lo trasportava
verso Chiavenna. Anche la corona imperiale gli rubarono! Donde la
frase che, a Costanza, l'indignato imperatore avrebbe pronunziata:
"Perdono a tutti i Comuni lombardi, ma non ai perfidi Gravedonesi".
S. Maria del Tiglio, chiesa eretta nel sec. XII in stile comacino
sui muri di fondazione del battistero paleocristiano del quale restano
tracce interessanti, apre nel campanile, che fa da avancorpo alla
facciata, il portale principale. Dentro, c'è un Crocifisso
ligneo di arte romanica (sec. XI). Palazzo Gallio, progettato
dallo stesso Pellegrino della Villa d'Este, pare fosse destinato
originariamente ad ospitare quel famoso Concilio che si tenne poi
a Trento.
Da vedere:
Chiesa di Santa Maria del Tiglio, uno dei gioielli architettonici
dell'Alto Lario, con la caratteristica torre sulla facciata. Di
stile romanico, ha subito vari restauri che hanno riportato all'antico
impianto tutta la struttura. Vi si possono ammirare all'interno
numerose e significative opere d'arte.
Parrocchiale di San Vincenzo, anch'essa di stile romanico
come la vicina Santa Maria del Tiglio, contiene importati arredi
e dipinti.
Palazzo Gallio, imponente struttura quadrilatera, i cui angoli
sono caratterizzati da torri squadrate. Progettata da Pellegrino
e costruita da Tolomeo Gallio alla fine del 1500, contiene all'interno
numerosi e preziosi arredi.
Chiesa dei Santi Gusmeo e Matteo, si dice sia stata costruita
sul luogo del martirio dei due santi, verso la metà del 1200.
Contiene opera del Fiammenghino e del Della Rovere.
Chiesa e convento di Santa Maria delle Grazie, un altro capolavoro
di Gravedona, costruito intorno al 1475, con il contributo di Galeazzo
Sforza e contiene numerose significative opere d'arte. Dalla sacrestia
si accede al chiostro del convento che conserva numerose tracce
di affreschi di notevole fattura.
Avvenimenti:
22 gennaio festa patronale di San Vincenzo.
Gastronomia locale:
Il piatto caratteristico sono gli agoni e le arborelle in carpione,
ma si possono gustare anche funghi porcini e asparagi, formaggio
grasso e magro (semuda) delle valli del Liro e del Livio, salame
crudo e mortadella di fegato.
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